fbpx
Simbolismo e trascendenza

Decodificare il mistero: una riflessione sul linguaggio simbolico nei testi sacri

Per tutti coloro che come me rifiutano per inclinazione, speranza o fede nell’immanenza del creato a favore della suatrascendenza, il linguaggio simbolico è sempre stato la cifra interpretativa privilegiata della natura e del mondo.

Il rituale massonico di apertura dei lavori prevede, tra gli altri riti, il posizionamento della squadra e del compasso sulla Bibbiaaperta non a caso all’inizio del Vangelo di Giovanni.

L’incipit del testo recita: “In principio era il Verbo ed il Verbo era presso Dio ed il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio:tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. Ebbene in queste parole sta ilfondamento del simbolismo, la principale forma espressiva di tutte le grandi tradizioni. Cosa significa questo?

È stato detto: “L’Intelletto divino è il luogo dei possibili e si manifesta a noi per mezzo della creazione”. Ma cosa è la Creazionese non l’insieme delle forme formate, nel divenire, di tutte le forme formanti possibili contenute in essenza nella mente divina ineterno? Quindi il Creato è realmente il linguaggio che il Creatore parla alle creature: Coeli narrant gloriam Dei (Salmi XIX 12.)

Il mondo è dunque il risultato del logos divino proferito all’inizio dei tempi, il Simbolo assoluto perché, come dice René Guénon:“Ogni cosa manifestata è necessariamente essa stessa un simbolo in rapporto a una realtà superiore”. Se è così, forse saràpossibile avere un riflesso, seppur minimo, della magnificenza dell’artefice interpretando la sua opera, risalire al creatoreattraverso le creature. Tutti i più grandi mistici e i maestri di sapienza delle grandi tradizioni lo hanno a più voci affermato.“Questo mondo sensibile è come un libro aperto a tutti e legato da una catena così che vi si possa leggere la sapienza di Dio,qualora lo si desideri”, diceva Bernardo di Chiaravalle. E “la contemplazione simbolica delle cose spirituali attraverso le cosevisibili non è altro che la comprensione, nello spirito, delle cose invisibili attraverso le visibili”, affermava Massimo il confessore.

Se si constata che il simbolismo trova il suo fondamento nella natura stessa degli esseri e delle cose, che esso è in perfettaconformità con le leggi della natura, e se si riflette che le leggi naturali non sono in fondo, che una espressione e come unaesteriorizzazione della volontà divina, tutto ciò non autorizza forse ad affermare che il simbolismo non solo è di origine non umana o in altri termini, che il suo principio risale più lontano e più in alto dell’umanità ma anche “che la natura stessa puòessere presa come simbolo della realtà soprannaturale?, come affermava sempre René Guénon? . Si potrebbe addirittura direche l’uomo stesso, in quanto creato a immagine e somiglianza di Dio, è simbolo per eccellenza anche se a differenza delle altrecreature che racchiudono in sé un significato simbolico perfetto in quanto compiute, egli, il cui fine e significato non è compiutoin questo mondo, diviene simbolo dall’interpretazione inattingibile come inattingibile è l’essenza che simboleggia.

Ma andiamo oltre. La rivelazione primordiale che accompagna la creazione è stata incorporata nei simboli che di era in eral’umanità ha tramandato nelle tradizioni dalla notte dei tempi. Questa incorporazione del Logos nel simbolo non prelude forseall’incarnazione del Verbo nel figlio? Ma questa catena che lega tutte le creature tra di loro e le creature stesse al Creatore,questa sublime corrispondenza cantata dai poeti e celebrata dai sapienti delle civiltà più remote può essere letta?

Sì. Deve poterlo essere perché non è concepibile uno spirito infinito che parli a spiriti finiti con un linguaggio senza fornir loro lachiave di lettura per comprenderlo. La sapienza del mondo antico possedeva quella chiave. Ma dall’“Età dell’oro”, checorrisponde al tempo della rivelazione primordiale nella pienezza della sua espressione, l’umanità, attraverso un lentoprogressivo e inesorabile cammino di allontanamento da essa è ora giunta ad un punto terminale del ciclo, e la chiave è andataperduta. Ma come è potuto avvenire tutto questo? Come si è potuti giungere a un così completo ottenebramento dell’autenticasapienza? Per lungo tempo le grandi Tradizioni hanno guidato, nei loro rispettivi contesti, le civiltà additando continuamente laTrascendenza come cifra della storia conferendo significato alle azioni umane.

A un certo punto, in Occidente, l’umanesimo e il rinascimento, riportando lo sguardo sull’uomo in quanto tale lo hannoallontanato dal suo destino divino, lo hanno incarcerato in se stesso. Poi, attraverso il razionalismo della scienza empirica -secondo cui la conoscenza può derivare solo dall’esperienza sensibile -, passando dal meccanicismo fino al materialismo piùtetro dove l’uomo è proiettato in un piano di desideri e aspirazioni esclusivamente materiali, si è giunti al nichilismo dellaragione sradicata, instaurando così definitivamente il “regno della quantità”.

È così che si è “smarrita la chiave” e in questo deserto io mi trovo a vivere. Il percorso umano e spirituale che mi ha portatoall’incontro col simbolismo inizia quando mi capitò di leggere “Il re del mondo” di René Guénon.

L’incontro con il filosofo francese (il più autorevole studioso di storia della Tradizione del nostro tempo) fu una folgorazioneperché mi permise di scorgere una via che forse, percorsa con umiltà e infinita pazienza, avrebbe potuto portarmi se non proprioalla fonte di tutti i simboli, almeno al punto di poterla intravedere.

Finalmente, dopo una lunga serie di formidabili e affascinanti distruttori, qualcuno che mi indicava una via! Ma capii ben prestoche da solo difficilmente sarei riuscito a percorrerla perché la via del ricollegamento iniziatico con un’antica Tradizione, che siavvale di un complesso linguaggio simbolico, quale era quella in cui riponevo le mie speranze, non poteva essere intrapresaautonomamente. Avrei dovuto cercare un maestro, una guida e ora sono in cammino.

Non sono affatto sicuro, lo confesso, di arrivare a comprendere, di riuscire a ottenere quelle risposte che cerco da sempre, maforse non è così importante, forse il destino non è la meta ma il percorso che ognuno intraprende nel tentativo di raggiungerlaperché sta scritto, in quel testo sublime che sono le odi di Salomone: “Chi può interpretare le meraviglie del signore? Chi lesapesse interpretare sarebbe dissolto, diventerebbe ciò che si interpreta. Basti sapere e stare nella quiete, poiché nella quietestanno i cantori, come un fiume dalla sorgiva abbondante che corre in soccorso di chi lo cerca.  Lode al Creatore”. Odi diSalomone (XXVI,11-14).

  1. Tra i riti massonici, il posizionamento della squadra e del compasso sulla Bibbia aperta, all’inizio del Vangelo di Giovanni, rivela il significatoprofondo del simbolismo nella tradizione massonica
  2. Bibbia di Santa Maria del Fiore, Toscana XII secolo
  3. Esplorando il linguaggio simbolico come chiave interpretativa privilegiata della natura e del mondo
  4. Bibbia di Santa Maria del Fiore, Toscana XII secolo
  5. Concludendo con le odi di Salomone, il narratore riflette sulla sfida di interpretare le meraviglie del Signore e sottolinea la quiete come luogoin cui risiedono coloro che lodano il Creatore
  6. Bibbia di Santa Maria del Fiore, Toscana XII secolo

Costanza Savini

 

Sono Costanza Savini S, mi occupo di Scrittura & Bioenergetica.


Acquista”L’occhio della farfallaonline o in tutte le librerie.

Guarda il book trailer